C’è un tempo per stracciare e un tempo per cucire.
Pubblicato: 23 maggio 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: arte, Bibbia, Paola Scibilia, Qoelet, Tutti gli articoli Lascia un commento »Da poco ho terminato di leggere la Bibbia, l’Antico Testamento (o Pentateuco) e il Nuovo Testamento (ovvero il Vangelo).
C’è tutto: guerra, amore, ringraziamento, sfiducia, perdono, incoraggiamento… tutti i sentimenti e le vicende umane. Sembra sia stata scritta per ognuno di noi e più la si legge, più si va in profondità, al cuore della parola.
È un bellissimo viaggio e ho voluto meditare a modo mio uno “stico” (verso), tratto dal Qoelet (3,7):
“Un tempo per stracciare, un tempo per cucire“.
Stracciare e cucire sono dei passaggi usuali nella relazione con gli altri. Capita di “stracciare” e lasciare, abbandonare, dimenticare o al contrario essere abbandonati, lasciati, dimenticati. Poi arriva anche il tempo di “cucire”, di dialogare nuovamente.
Il mio primo grande amore è stato a diciotto anni, poi ci siamo lasciati (strappati uno dall’altro) e dopo vent’anni ci siamo ritrovati (cuciti addosso) e ora abbiamo due bambini.
Ancora adesso, nel quotidiano, capita di stracciare e di voler ricucire la nostra relazione.
È voi? Siete più abili nel momento di stracciare o nell’ “arte del cucito”?
La preziosità dello scarto
Pubblicato: 2 maggio 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: Angelo Orsoni, arte, Mosaico, Paola Scibilia, Tutti gli articoli Lascia un commento »Spesso ciò che riteniamo scarto o rotto racchiude una bellezza nascosta.
Ho avuto conferma di questo osservando le tessere di mosaico che periodicamente ordino alla ditta Angelo Orsoni di Venezia.
Lucio Orsoni, una ventina d’anni fa, mi insegnò lui stesso l’arte del mosaico – che fortuna! – e da allora non ho più smesso.
Amo soprattutto le tessere in foglia oro e argento con le quali dono la “pelle” alle sculture che creo (ecco qui qualche esempio).
Le tessere sono perfette nel loro taglio fatto a mano invece quelle rovinate (tessere striate, bucate o con poco oro o argento) sono ritenute degli scarti.
Mi sto accorgendo solo ora di quanto siano belle proprio le tessere scartate – piccoline, appena un centimetro di altezza – e come racchiudano un mondo di meraviglia.
Eccone alcune:
Spesso buttiamo via tante cose “nella” e “della” nostra vita, saranno veramente scarto o anch’esse racchiudono eguale bellezza?
Una sedia speciale… da allattamento.
Pubblicato: 29 marzo 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: allattamento, arte, Milano, Paola Scibilia, sedia, Tutti gli articoli Lascia un commento »Il critico e curatore Boris Brollo ha chiesto a una cinquantina di artisti, me compresa, di interpretare una sedia prodotta dal Gruppo Sintesi azienda che opera nel settore del design contemporaneo e disegnata da Edi e Paolo Ciani.
La sedia, o meglio, poltroncina, di nome “webs Q” è in alluminio e plastica, di colore bianco, nero o trasparente e può essere rielaborata da ciascun artista secondo la propria inventiva.
Quando ho ricevuto il pacco contenente la sedia, ho scartato l’imballo curiosa.
Appena l’ho vista mi ha ricordato un alveare e così pensavo di incollare delle api. Oppure, prendendo spunto dal gioco dei quadrati avrei potuto sul sedile colorare una scacchiera.
Alla fine mi sono seduta e pensavo al fatto che sarebbe stata comoda soprattutto per una mamma che allatta.
Negli ultimi anni la mentalità è cambiata e alcune aziende (e non solo) per motivi economici pubblicizzano insistentemente latte artificiale a discapito di quello naturale che è più importante sia per i valori nutritivi del latte stesso che per il rapporto di scambio relazionale con il proprio bambino.
Sedendomi sulla sedia webs ho pensato a questa tematica per alcune sue qualità: bellezza armonica e comodità data dalla seduta ampia contenitiva che sembra proprio abbracciare una madre con il proprio figlio ed è adattissima per allattare.
Vorrei che le mamme col proprio neonato possano venire accolte in ogni luogo e proprio su questa sedia. Se le mamme e i bambini sono felici, nel futuro l’umanità sarà migliore.
Ho chiesto alla mia amica Carlisa che ha una bambina piccola, se potevo andarla a trovare. Così l’ho incontrata a casa sua, dove regna tranquillità, ordine e tanta dolcezza.
Carlisa e la sua bellissima Caterina di sette mesi si sono lasciate fotografare volentieri nel loro momento più bello, durante l’allattamento.
Questa è stata la mia interpretazione e se vi trovate a Milano in occasione del Salone del Mobile potete vedere esposte tutte le cinquanta sedie elaborate dagli artisti. Che cosa avranno escogitato di bello?
I N R E T E
a cura di Boris Brollo
“Meno funzione, più emozione.
Cinquanta artisti rivisitano una sedia”
L U N E D I’ 1 6 A P R I L E 2 0 1 2
dalle 18.30 alle 21.30
G A L L E R I A T R A S P A R E N T E
Stazione Porta Venezia del Passante Ferroviario,
primo livello interrato, accesso dalla scale
tra corso Buenos Aires e viale Regina Giovanna
20124 – Milano
Info: tel. 0427 519 372
Artisti:
ROMANO ABATE, LUCIO AFELTRA,
FRANCESCO ARENA, ANTONIO BARDINO,
CLAUDIA BUTTIGNOL, CARLO CALDARA,
CARMINE CALVANESE, GAI CANDIDO,
MARCO CARDINI, LUCA CASONATO,
DOMENICO CASTALDI, VINCENZO CASTALDO,
CINZIO CAVALLARIN, GIOVANNI CAVASSORI,
MICHELE CHIOSSI, CARMINE CIANCI,
FLAMINIO DA DEPPO, FERRUCCIO D’ANGELO,
ENRICO T. DE PARIS, GIANCARLO DELL’ ANTONIA,
MATILDE DOMESTICO, PIER PAOLO FEBBO,
IVANA FERRARO, MORENO FORTUNATO,
LUIGI FRANCISCHELLO, FERRUCCIO GARD,
OMBRETTA GAZZOLA, ANNA MARIA GELMI,
MAURO GENTILE, ALESSANDRA GHIRARDELLI,
URSULA HUBER, ERNESTO JANNINI,
FEDERICO LOMBARDO, GIAN PAOLO LUCATO,
LUCIANO MACIOTTA, ILER MELIOLI,
VINICIO MOMOLI, MELCHIORRE NAPOLITANO,
ALESSANDRO NOVELLINO, FLAVIO PELLERITO,
LISA PERINI, LUCIANA PICCHIELLO,
KETRA, TOBIA RAVA’, EURO ROTELLI,
PAOLA SCIBILIA, CESARE SERAFINO,
SIMONE SIMON OSTAN,
FRANCESCO STEFANINI, SILVANO TESSAROLLO,
ELIO TORRIERI, ANNA TORRIERO,
VITTORIO VALENTE, NATA,
ANDREA VIZZINI.
Nel paradiso degli artisti
Pubblicato: 26 marzo 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: arte, disegno, Napoli, Paola Scibilia, paradiso degli artisti, Tutti gli articoli, Venezia 2 Commenti »Esisterà nell’aldilà un paradiso degli artisti?
Il paradiso per gli artisti la cui arte ha dato beneficio ad altre persone o ha fatto avanzare l’umanità verso un tipo di bellezza prima inaccessibile?
Vi voglio presentare Maria che ho conosciuto in una scuola dove svolge l’attività di collaboratrice scolastica. È nata a Aquilonia (Avellino) e ha studiato a Napoli. Poi il lavoro l’ha portata al nord dove si è stabilita volentieri e vive in un appartamento per conto proprio.
A un certo punto della sua vita ha sentito l’esigenza di disegnare così ha iniziato da autodidatta. Osservando i suoi disegni ha poi pensato di iscriversi ad un corso di disegno a Venezia ma poi si è fatta male a una gamba e non ha potuto continuare.
Quando va al lavoro porta con sé un quaderno e una matita e nei momenti di pausa appunta qualche schizzo.
Secondo me Maria entrerà nel paradiso degli artisti ma spero che anche ora, in vita, riceva tante soddisfazioni.
Ci vuole il buio per fare una scultura.
Pubblicato: 19 marzo 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: arte, Tutti gli articoli, Paola Scibilia, braille, cecità, buio, Van Gogh, argilla Lascia un commento »Da bambina un familiare che mi ha resa più sensibile è stato di certo mio nonno paterno di nome Giuseppe. Era originario di Gela (Sicilia) e si trasferì per lavoro al nord fin da giovane. Durante la seconda guerra mondiale partì soldato… ma alla prima bomba che scoppiò rimase ferito agli occhi, tornò a casa e in breve tempo perse la vista.
“Nonno Pino” mi incuriosiva molto.
Lo ricordo che leggeva libri stranissimi a puntini (sistema “braille”), alzava il vetro dell’orologio per non vedenti e con i polpastrelli toccava le lancette per conoscere l’ora, ascoltava sempre la radio (amore che ho ereditato) e quando lo andavamo a trovare ci dava sempre cinquecento lire (erano ancora di carta).
Quando tornavo a casa, nella mia camera, chiudevo i balconi e mi bendavo per ricreare il buio assoluto. Passavo così delle ore, a cercare di fare qualunque cosa senza l’ausilio della luce.
Mi preparavo nel caso un giorno fossi diventata cieca anch’io.
Ad oggi non lo sono ancora, ma continuo a ripensare a questi fatti. Se fossi non vedente come farei a realizzare le mie sculture?
Ho preso un blocco d’argilla e ho ricreato il buio assoluto.
Mi sono bendata.
È un’esperienza unica quella di plasmare e “sentire” la forma solo con le mani. Non potendo vedere quello che stavo facendo mi sono liberata del senso estetico, della bellezza, della superficie liscia, delle forme “giuste”.
Mi sono abbandonata di più a quello che l’argilla sarebbe voluta diventare e non a ciò che io volevo.
Così è terminata la mia scultura o meglio esperienza. Mi sono tolta la benda e con mia sorpresa ho visto quello che avevo fatto: una scarpa, vissuta, come se qualcuno ci avesse camminato per anni e anni. Mi sono ricordata delle scarpe dipinte da Van Gogh, con le rughe, come se fossero state delle persone.
Così l’ho intitolata “Scarpa di Van Gogh“.
L’arte è accensione dei sensi.
“Sono un capolavoro” parola di Carmelo Bene.
Pubblicato: 13 marzo 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: arte, capolavoro, Carmelo Bene, Paola Scibilia, Tutti gli articoli Lascia un commento »Finalmente ho trovato un estratto di Carmelo Bene che cercavo da tempo.
Il sottotitolo di questo mio blog è vivere la vita come un’opera d’arte e Carmelo Bene in poche battute, ma fulminanti, spiega bene cos’è un capolavoro, il ruolo dell’arte e qual’è l’essenza dell’essere umano.
“… Basta produrre capolavori, bisogna essere capolavori.”
Pippa Bacca, sposa e prima artista martire.
Pubblicato: 7 marzo 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: 8 marzo, arte, Byblos, Gerusalemme, giornata della donna, Milano, Paola Scibilia, Piero Manzoni, Pippa Bacca, sposa, Turchia, Tutti gli articoli 2 Commenti »Siamo quasi a primavera e molte future spose si preparano al loro matrimonio, provano il vestito bianco e immaginano il loro giorno più bello, indimenticabile.
Oggi, 8 marzo, giornata della donna, vi voglio raccontare la storia di una artista e sposa speciale, che ha fatto una scelta coraggiosa e libera dalle solite convenzioni.
Ci sono stati e ci saranno sempre giornalisti, fotografi, attivisti che perdono la vita per testimoniare la realtà nelle zone di conflitto. Ma nell’arte visiva che anch’essa sperimenta, gioca, mastica e sputa la realtà, vi sono mai state delle vittime?
Pippa Bacca, nome d’arte di Giuseppina Pasqualino di Marineo, nipote di Piero Manzoni (famoso per la “merda d’artista) indagava con la sua arte ironica e dolce l’incontro con l’altro, la natura, la mutazione delle persone e degli oggetti.
Per esempio ritagliava la foglia di una specie in un’altra di specie diversa oppure la foto di qualcuno che le aveva dato un passaggio in autostop, ritagliata, diventava la forma di un mezzo di trasporto.
Nel 2008 Pippa e la sua amica artista Silvia Moro programmarono un viaggio-performance (autofinanziato) in autostop (mezzo di trasporto prediletto da Pippa) con destinazione Gerusalemme, vestite unicamente di un abito da sposa bianco disegnato appositamente per loro e nei minimi dettagli da Byblos.
Le due giovani spose nelle terre che attraversavano martoriate dalla guerra avrebbero portato nell’incontro con le persone, un segno di pace, fiducia e fratellanza (Brides on tour – Spose in viaggio).
La partenza fu da Milano proprio l’8 marzo, ma di quattro anni fa, nel 2008.

L’abito da sposa di Silvia era stato pensato come un abito-valigia con tante tasche per riporre i suoi effetti personali (viaggiava senza borse) e fornito di veli in cui le donne potevano lasciare traccia di sé e della loro cultura tessendo un ricamo.
L’abito di Pippa a forma di giglio era fornito di una mantella che serviva da copricapo ma anche per asciugare i piedi delle ostetriche del posto durante la “lavanda dei piedi” come gesto simbolico di gratitudine a tutte quelle donne che aiutano la nascita della vita nei luoghi di guerra.
In autostop riuscirono ad attraversare Slovenia, Croazia, Bosnia, Bulgaria e arrivarono il 20 marzo in Turchia dove decisero di separarsi con l’intento di ritrovarsi alcuni giorni dopo.
Ma il destino decise diversamente. Pippa arrivata a Gebze, vicino Istanbul, accettò il passaggio di un uomo che non esitò a farle violenza e ucciderla. I familiari, non ricevendo più sue notizie, ne denunciarono la scomparsa, scattarono le ricerche e per fortuna l’assassino fu arrestato (e in seguito condannato all’ergastolo).
Ci fu molto clamore nella stampa italiana per questo feroce assassinio ma ancor di più in Turchia dove molti articoli di giornale intitolarono “Perdonaci Pippa”.
I funerali si svolsero a Milano e parteciparono più di duemila persone.
Dalla sua morte sono fiorite mostre e iniziative a suo nome perché Pippa nella sua vita e con la sua vita ha seminato fiducia e amicizia e altre donne (soprattutto turche) hanno già ripreso il viaggio, che è diventata una missione, partendo dal luogo in cui era stato interrotto.
Come non innamorarsi di Pippa?
Pippa Bacca è stata una vera artista e, come nel sottotitolo di questo blog, ha fatto della sua vita un’opera d’arte.
Che io sappia è l’unico caso accaduto nell’arte contemporanea di perdere la vita durante una performance.
Diffondete il più possibile la sua storia e la sua arte.
Mamma, fammi da assistente!
Pubblicato: 27 febbraio 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: arte, Arte con i bimbi, bambini, colorare, colori, Paola Scibilia, tela, Tutti gli articoli 4 Commenti »“Mamma, cosa facciamo oggi?” mi chiede mia figlia, “un quadro!” le rispondo.
A dire il vero dipinge lei e io faccio da umile assistente da quando aveva due anni. Le ho prestato un mio camice che Anna adora indossare perchè si sente importante.
Poi preparo una tela grande, quasi come mia figlia e stendo una mano di bianco, lascio asciugare e fisso con delle puntine la tela ad un pannello di legno.
Preparo i colori e li dispongo su una sedia, l’acqua e tre pennelli di diverse misure. Chiedo a mia figlia con che colori vuole dipingere: acquerelli, matite, gessetti, tempere. Anna preferisce sempre i colori a dita, prima infatti li usa con il pennello, poi immerge direttamente le dita dentro i barattoli e sulla tela. Infatti in certi punti del quadro si vedono proprio le impronte delle sue mani!
Quando i colori sono asciutti interviene sopra con le matite o i gessetti e certe volte vuole incollare sopra dei pezzetti di carta (che vuole che prepari io naturalmente che sono la sua assistente).
Si diverte tanto anche perchè le presto molta attenzione e per un bambino avere la mamma vicino penso sia la cosa più bella -almeno, fino all’adolescenza ;-)-.
Ma queste ore passate insieme è una cura anche per me. Vedere una bambina così piccola che colora senza paura uno spazio bianco, senza timore di essere giudicata, senza qualche finalità di fare una mostra o di vendere come noi adulti, ecco, per me è molto liberatorio.
Torno anch’io bambina.
E voi cosa ne pensate? Quale quadro di Anna vi piace di più fra questi?
(Per giocare con i vostri bimbi potete provare con la rapa, con i pois, con la Gioconda, con la Montessori, con una scultura di carta e infine scarabocchiando)
Come essere Pablo Picasso, per un giorno almeno.
Pubblicato: 20 febbraio 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: arte, Carnevale, maschera, Pablo Picasso, Paola Scibilia 2 Commenti »Il simbolo della maschera non mi ha mai affascinato e travestirmi non è mai stata una delle mie priorità. Però qualcosa è cambiato in questo tempo di Carnevale.
In effetti ho riflettuto che la maschera offre la possibilità di essere una persona completamente diversa da se stessa, anche l’opposto. Perchè non approfittare?
Se si è sempre gentili e bendisposti si potrebbe fare per una volta la persona sgarbata, troppo puntuali provare ad arrivare per una volta in ritardo, oppure se si svolge tutto l’anno un lavoro noioso e anonimo, travestirsi in modo speciale e farsi fotografare per ore in Piazza San Marco. Ecco cos’è cambiato in questo “mio” Carnevale.
Pablo Picasso diceva di se stesso: “Io non cerco, trovo“.
Di me, potrei dire il contrario: “Cerco, cerco e non trovo nulla”.
Così in questo Carnevale vorrei essere il grande artista, Pablo Picasso, per un giorno almeno. Trovare e non dover sempre cercare.
Da una voluminosa monografia ho fotocopiato una foto in bianco e nero di Picasso che mi è sempre piaciuta, col cappello, da dove escono i suoi occhi grandi, infiniti, geniali e un pò bambini.
Ho ritagliato e incollato la fotocopia su cartone e infilato un cordoncino nei buchi laterali.
L’ho indossata e si è aderita perfettamente al mio volto. Sono uscita in piazza contenta di festeggiare insieme a pagliacci, ballerine, streghe, pirati… e se è vero che, almeno in senso antropologico, la maschera è un mezzo per attirare lo spirito che vi è raffigurato, chissà se in futuro vedrò qualche cambiamento.
E voi, da che artista vi piacerebbe travestirvi?
(Puoi leggere anche qui un articolo per un Carnevale diverso, a pois!)
Roma. Nell’appartamento nero e oro di Gino de Dominicis.
Pubblicato: 7 febbraio 2012 Filed under: Tutti gli articoli | Tags: Biennale, Biennale di Venezia, Gino de Dominicis, Paola Scibilia, polaroid, Roma, Tutti gli articoli 4 Commenti »
Gino de Dominicis "L'artista e il suo doppio"- anni ottanta - tecnica mista su foto, 23,5 x 36 cm -Collezione privata-Tezze di Arzignano
Pochi giorni fa ho ritrovato alcune fotografie polaroid che scattai quando facevo da assistente a Gino de Dominicis non più a Venezia, ma a Roma.
Era il 1993 e Ginò mi invitò come assistente nel suo studio che si trovava vicino a Piazza Navona. Avevo 23 anni e feci una valigia (blu mi ricordo), presi un treno da Treviso ed arrivai a Roma senza sapere esattamente quanto tempo sarei rimasta (alla fine tre anni).
Nel mentre cercavo una casa, Gino mi fece soggiornare in un ampio appartamento che utilizzava per gli ospiti, situato all’ultimo piano del Palazzo di Rocca Giovine in una posizione centralissima.
Gino, originale in tutto, aveva fatto dipingere i muri dell’appartamento di nero e gli arredi, disegnati interamente da lui, erano neri anche quelli con qualche particolare in foglia oro (come il bordo del tavolo). Realizzò anche un divano con una ampia curva (rivestito di tessuto nero naturalmente).
Come si vede dalla foto (che non è scura ma è nera perchè l’interno è in effetti tutto nero) si può notare un candelabro che Gino amava tenere nelle stanze, anche del suo studio.
In questo contesto risaltava la veduta che si poteva ammirare delle numerose finestre che circondavano il perimetro dell’appartamento. Erano come dei quadri e passavo delle mezz’ore a guardare fuori le strade, le piazze e la gente che le animava.
Quando lo raccontavo ai miei amici, non mi credevano, così scattai delle foto di alcune vedute dall’appartamento. Guardate che meraviglia.
Torre del Grillo…
Veduta sul Foro Traiano e ancora…
Via dei Fori Imperiali e in fondo… il Colosseo!
Il Vittoriano o Altare della Patria soprannominato “macchina da scrivere”. Lo sapevate che c’è sempre una sentinella di guardia anche di notte?
Infine vi saluto con quest’ultima immagine di bellezza: la Colonna Traiana capolavoro dell’arte romana.
Ciao Gino.
(Potete leggere anche qui, un altro mio piccolo ricordo su Gino de Dominicis).











































