I tortellini di mia nonna fatti ad opera d’Arte.

Tortellini fatti in casa dalla mia mamma

Tortellini fatti in casa dalla mia mamma

Negli ultimi anni una corrente artistica presente anche nelle maggiori fiere d’arte è proprio quella connessa con la cucina.

I migliori chef si contendono la visibilità nella scena dell’arte con piatti raffinati in cui vengono calibrati il colore, la forma, la sostanza dei cibi e poi vengono fotografati. Il risultato è un’opera d’arte.

Ho ripensato allora a mia nonna. Teodolinda si chiamava. Era di origine emiliana ed era piccolina e tonda, come una palla. Spesso mi addormentavo tra i suoi seni ed era meglio di un cuscino! Ma il meglio di sè mia nonna lo dava tra i fornelli.

Mitici erano i tortellini fatti in casa con il ripieno di carne. La osservavo estasiata quando li preparava. Ordinava sul tavolo gli ingredienti … la farina, le uova e poi amalgamava il tutto. Impastava con le sue mani tonde dalla pelle morbida e chiara e la sua pelle e la pasta erano un tutt’uno.

Poi con molta sapienza e con l’aiuto del mattarello stendeva la pasta, la tagliava a quadrattini e su ogni quadrattino poggiava un pizzico di ripieno di carne. E iniziava il balletto. Si, il balletto delle dita che come in una danza volteggiavano a formare il tortellino. E uno dopo l’altro, eccoli lì tutti belli in fila (arrivava a farne anche trecento).

Anche questa è arte, non c’è dubbio. Ora questa meravigliosa tradizione è stata tramandata a mia madre che con la stessa ricetta ci scalda la pancia e anche il cuore.

Chissà se anch’io imparerò, per poterli prepare ai miei figli ed eventuali nipoti.  :-)

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Un rosa intenso… naturale!

Quando è il momento di disegnare e colorare con i miei bambini, Anna e Oddo, è sempre un momento felice. Corrono veloci verso il tavolo, si siedono composti (neanche per mangiare lo fanno) e “impugnano” subito il pennello.

Allora apro la scatola degli acquerelli e si “tuffano” nel bicchiere dell’acqua dove inzuppano il pennello per benino per passare poi al colore. Girano le setole e quando sono gonfie,  fanno scorrere il pennello sul foglio. L’ultima volta però c’era qualcosa di diverso…

A pranzo avevo cucinato un tubero che non vedevo in tavola da un pò di tempo, la rapa. Dopo averla cotta ho conservato l’acqua in eccesso perchè aveva un bel colore rosa intenso. Ho pensato che ai bambini sarebbe piaciuto. Infatti l’ho versata in un bicchiere trasparente e subito hanno intinto il pennello e colorato tutto il foglio, che sensazione liberatoria!

Invece di usare i colori in commercio, com’è tanto più bello scoprire i colori che ci offre la natura. E poi.. abbiamo mangiato tutti insieme la rapa!


Non è solo uno scarabocchio.

Disegno di Anna, due anni.

Osservo mia figlia che disegna. Con la matita compie tanti cerchi e riempie quasi tutto il foglio. E’ un disegno simile a tanti altri e verrebbe da buttarlo, è solo uno scarabocchio. Ma non è così.

Ogni disegno esprime i sentimenti e il temperamento del bambino, basta analizzarlo. La scelta del colore, la pressione che il bambino esercita sul foglio, il tratto tondo, spigoloso o puntiforme, la zona del foglio disegnata, aiutano a capire la personalità del “piccolo artista”. Niente è a caso, anche il punto esatto dove il bambino inizia a disegnare è una fonte preziosa di informazioni.

Osservo il disegno di mia figlia dal colore rosso (vitalità, esuberanza) e col tratto marcato (dinamismo, autonomia, forte energia psico-fisica), il punto d’inizio è centrale così come il disegno ed esprime l’egocentrismo tipico dei bambini così piccoli. Bello!